"Tanti picca fannu un assai"
Tante piccolezze fanno molto

                                      (detto Siciliano)

STORIA

Il 29 Gennaio 2018 noi del GAC abbiamo iniziato un progetto per realizzare un ecosistema autonomo. L’idea, originaria del nostro professore di scienze Alessandro Ardenghi, era quella di utilizzare un grande anfibiario in disuso per creare una popolazione di raganelle autonoma; questo progetto però si è mostrato irrealizzabile a causa dello spazio comunque ristretto e della longevità degli anfibi, caratteristica che avrebbe portato a un sovraffollamento. Scartata l’idea, abbiamo cercato animali più piccoli, possibilmente erbivori e di vita breve. Quando ormai ci stavamo convincendo che una creatura con queste caratteristiche non esistesse, ecco che, tra un sito e l’altro, sono saltati fuori dei “gamberetti” d’acqua dolce molto promettenti; le caridine. Lunghe al massimo 2 cm, con una vita di 1/2 anni e con un’alimentazione molto varia, sembravano fatte apposta per il nostro progetto. Dopo esserci informati, abbiamo deciso di sostituire l’anfibiario con un acquario (da 260 litri), dal momento che l’ambiente per le caridine è esclusivamente sottomarino. Ma dopo un problema ne nasce un altro; infatti l’acquario in questione presentava un fondo sporco, pareti incrostate e silicone secco. E così, martedì 6 febbraio 2018, armati di guanti, acqua, spugnette e tanta pazienza, abbiamo lavato interamente la vasca, togliendo il doppio strato del fondo e usando solo acqua (il sapone si attacca alle pareti ed è letale per i gamberetti). Fatto asciugare l’acquario, abbiamo proceduto con il collaudo; riempito a metà, l’abbiamo lasciato una notte a riposo, per identificare perdite eventuali.

 

Purtroppo mercoledì mattina abbiamo notato che l’angolo anteriore destro perdeva; sotto consiglio del nostro professore di scienze, abbiamo così deciso di siliconare interamente il fondo. Giovedì abbiamo infatti identificato la crepa che causava la fuoriuscita dell’acqua, l’abbiamo otturata con il silicone e poi abbiamo applicato l’isolante su tutto il perimetro del fondo. Fatto asciugare una notte, abbiamo nuovamente riempito l’acquario a metà d’acqua e lasciato a riposo fino a sabato; visto il risultato positivo, l’abbiamo svuotato il giorno stesso e lasciato asciugare per procedere poi con la costruzione del fondo e della vegetazione. Il martedì della settimana successiva abbiamo comprato il materiale, e mercoledì abbiamo allestito il tutto.

 

 

 

Due ore dopo aver ultimato il lavoro, però, un lato del fondo dell’acquario ha ceduto. Abbiamo così deciso di spegnere tutto, togliere più acqua possibile, mettere le piante in un altro acquario e versare la sabbia del fondale in una vasca a parte; mentre veniva cercata una ditta di riparazioni per rifare il fondo del 260 litri, siamo riusciti a procurarci un 140 litri (offerto generosamente dal nostro compagno Iacopo), e martedì abbiamo allestito tutto di nuovo. Dal momento che ritrasferire il tutto un’altra volta ci sembrava difficile, pericoloso per le caridine e faticoso, abbiamo deciso di ufficializzare il 140 litri; e così, venerdì siamo andati a prenotare gli animaletti in negozio. Il venerdì dopo, quando sono arrivate, le abbiamo introdotte nell’acquario con un procedimento di ambientamento, e hanno subito cominciato a colorarsi di rosso intenso.

 

La settimana dopo, siccome era arrivato altro muschio di Java, abbiamo rimosso quello presente fin dall’inizio e abbiamo deciso di mettere un po’ di cibo per sicurezza; nel versarlo, però, abbiamo inclinato troppo il barattolino e così è uscita la metà del cibo che rimaneva. Il giorno dopo abbiamo scoperto che il cibo, nel degradare, aveva saturato l’acqua, e solo due caridine si erano salvate salendo in superficie per respirare; spostati gli animaletti vivi in un altro acquario provvisoriamente, abbiamo svuotato la vasca, rimescolato il fondo per far uscire più sporco possibile, pulito le piante e il filtro e rimesso acqua nuova. A causa del tempo che scarseggiava, abbiamo subito fatto ripartire il ciclo di purificazione dell’acqua e di creazione del microclima, aggiungendo settimanalmente i batteri e mettendo un po’ di cibo nelle spugne del filtro. Due settimane dopo, vista la limpidezza dell’acqua, abbiamo ordinato altre dieci caridine (nel frattempo una delle due superstiti era morta e l’altra, siccome sembrava resistere, l’abbiamo ritrasferita nel nostro acquario). Venerdì della settimana successiva, abbiamo introdotto la nuova generazione di caridine nell’acquario; queste però, poiché il giorno in cui erano arrivate in negozio la scuola era già chiusa, erano state messe temporaneamente in una vasca, ma ciò aveva comportato un altro cambiamento di acqua e di temperatura; infatti, pochi giorni dopo, abbiamo trovato sette animaletti morti. Nei giorni successivi sono morte altre due caridine, sempre per la medesima causa; ma i problemi non erano destinati a finire. Essendoci procurati un abbondante cestino di muschio di Java, abbiamo diviso quest’ultimo su tre sassi e li abbiamo introdotti nell’acquario; il giorno dopo, però, ci siamo accorti che nel muschio c’era un gruppo di lumachine d’acqua dolce. Inizialmente, informati della loro utilità (contribuiscono infatti alla pulizia dell’acquario) le abbiamo lasciate.

 

 

 

Col passare dei giorni, però, le lumache si sono moltiplicate fino a diventare troppe e quindi dannose; e così, abbiamo deciso di comprare due botia, pesci che mangiano lumache (ma anche caridine). Venerdì 8 giugno 2018, dunque, abbiamo messo le due caridine superstiti (che purtroppo sarebbero morte poco dopo) in un retino immerso nell’acqua e con un po’ di muschio per isolarle e proteggerle dai botia. Martedì 12 giugno 2018 abbiamo infine comprato e messo in acqua i due pesci e, con l’acquario in questo stato, abbiamo iniziato i turni estivi.

 

SCHEDA TECNICO-SCIENTIFICA DELL'ACQUARIO

Animali: Neocaridina davidi Red Cherry/Sakura (gamberetti), Botia almorhae (pesci che mangiano lumache, vanno inseriti senza caridine, perché si nutrono anche dei gamberetti)

Piante: Taxiphyllum barbieri (muschio di Java); Echinodorus amazonicus

Altro: Fondo fertilizzato rosso (scuro, in generale, per far colorare di rosso le caridine, poiché gli animaletti cercano di mimetizzarsi col fondo); riscaldatore (impostato a 25°C, per una temperatura media dell'acqua che si aggira attorno ai 27/28°C, valori che favoriscono la riproduzione, in quanto costituiscono un incubatore naturale per le uova); filtro ossigenante; batteri per filtro (cicli da tre settimane nei quali si versa una certa quantità di liquido nell’acqua per favorirne la limpidezza); lampada (simil-neon a LED con plafoniera opacizzata)